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LA CASA PER ANZIANI
«Il 27 settembre 1925 fu giornata lieta a Madonna dell'Arco: si
inaugurava l'orfanotrofio femminile... ancora incompleto! Mancavano
ancora all'edifìzio
i marmi alla scala; mancavano ancora gli intonaci al 1 ° piano, tante
cose ancora mancavano; ma non mancava il dormitorio con i candidi
lettini; non mancava la cucina, il refettorio; non mancava la cappella
e, soprattutto non mancavano orfane - erano sei - che attendevano con
ansia di trovare all'Arco una mamma... in Colei che è la Madre di Dio».
Così scriveva padre Raimondo Sorrentino, nella prima edizione della
storia del santuario pubblicata nel periodico La Madonna dell'Arco,
ricordando l'inizio delle attività dell'orfanotrofio. Ma qui c'era
anche l'inizio di un'altra opera che stava sorgendo per devozione alla
«Mamma dell'Arco». Giovanni
Casilli, un noto avvocato di Napoli, che con tanto amore e generosità
aveva seguito i progressi della nascente opera, era tra gli invitati
all'inaugurazione dell'orfanotrofio. Quel giorno germogliò nel suo cuore
un desiderio che poi avrebbe realizzato dopo alcuni decenni: la casa per
anziani. Nel gennaio
1950 finalmente l'avvocato Casilli decise assieme al rettore del
santuario dove e come sarebbe sorta la casa di riposo che per trent'anni
aveva già
costruito nel suo pensiero, già fondata nel suo cuore e alla quale aveva
già provveduto nella sua generosità. Diede
mandato al rettore di procedere all'acquisto del terreno di fronte
all'orfanotrofio, dall'altro lato del viale che dalla stazione della
ferrovia Circumvesuviana porta al santuario. Egli disse che, se a
oriente era sorto un rifugio per l'infanzia - la vita che sorge - ad
occidente doveva esservi una casa per accogliere chi, al tramonto della
propria esistenza, dopo anni di lotta e di sacrifici era rimasto solo e
aveva bisogno di riconciliarsi con la
vita e con Dio sotto lo sguardo materno della Vergine dell'Arco. Domenica 25 febbraio 1951
con una solenne cerimonia fu posta la prima pietra del nuovo edificio.
Erano presenti, tra molto pubblico, le autorità:
sua eccellenza monsignor Reginaldo Addazi, domenicano, arcivescovo di
Trani, Barletta e Bisceglie e i vescovi Antonio Teutonico di Aversa,
Nicola Capasso di Acerra, Matteo Guido Sperandeo ausiliare di Nola,
Pasquale Venezia di Ariano Irpino e monsignor Luigi Rinaldi vicario
generale di Napoli. Erano presenti anche il sottosegretario al Tesoro,
onorevole Silvio Gava, e gli onorevoli Raffaele Iervolino, Stefano
Riccio, Nello Caserta, Luigi Chatrian, Giuseppe Notarianni, il direttore
centrale del Banco di Napoli e altre autorità. L'onorevole Giovanni
Leone, vicepresidente della Camera dei Deputati, tenne il discorso
ufficiale. Finalmente il 25 aprile del
1956 fu inaugurata la nuova casa, presenti numerose autorità
religiose e civili. Poi cominciarono ad arrivare gli «ospiti» - così
l'avvocato volle che fossero chiamati gli anziani nella casa - che
furono affidati alle cure amorose delle suore domenicane della
Congregazione Santa Maria dell'Arco. L'opera
realizzata con l'aiuto dell'avvocato Casilli, però,
riservava la sua assistenza ai soli uomini. Col tempo cominciava a non
rispondere alle nuove esigenze dell'assistenza agli anziani. Era vivo
desiderio della comunità domenicana del santuario avere un'opera più
completa, che fosse in grado di estendere la sua assistenza alle donne e
ai coniugi anziani, sempre più numerosi nella nostra società. Si voleva
qualcosa di meno emarginante, che rispecchiasse meglio una normale
società umana. Questa aspirazione ha trovato la sua realizzazione negli
anni 1980-1983 grazie
al valido aiuto di un altro benefattore del santuario, l'ingegner
Giuseppe Borselli. L'opera, progettata dall'architetto Nicola Pirozzi,
è diventata anch'essa realtà. Il nuovo
edifìcio,
che accoglie una cinquantina di anziani tra donne e uomini, si eleva per
tre piani in splendida posizione, con ridente e vario panorama, in mezzo
al verde della campagna a un passo dalla stazione della ferrovia
Circumvesuviana e a 200 metri dal santuario. Il vecchio fabbricato,
abbandonato da molti anni, aveva bisogno anch'esso di essere
ristrutturato per rispondere alle nuove esigenze di assistenza degli
anziani. Nel 1997
è stato destinato, dopo la progettata ristrutturazione con criteri
ultramoderni, ad accogliere anziani non autosufficienti. |