
La
pia usanza di erigere edicole sacre lungo le vie, sui muri delle
case, sull'ingresso dei poderi, è antichissima. Un uso che
segnava, al di là della devozione, punti di riferimenti nel
territorio. Tante sono le testimonianze rimaste quasi intatte da
molti secoli.
Così, nel Quattrocento, sorgeva
un'edicola dedicata alla Madonna sul margine della via che
collegava a Napoli i vari comuni vesuviani, nel lato del monte
Somma.
Tale edicola si trovava a circa
otto
chilometri dalla capitale del Meridione d'Italia, in territorio
del comune di Sant'Anastasia, nella contrada che si chiamava
«Arco» per la presenza dei resti delle arcate di un antico acquedotto romano.
Potrebbe perciò essere questo il
motivo per cui, con molta probabilità, i tanti devoti
attribuirono all'immagine sacra il nome di «Madonna dell'Arco».
Il dipinto certamente non vanta pregi artistici,
ma colpisce la mesta espressione del volto, dominato da due
grandi occhi che hanno l'effetto di penetrare l'animo di chi li
guarda, lasciandovi un ricordo indelebile.
Oggi, chi entra nel Santuario la
vede nel tempietto, costruito nel 1621 sul luogo preciso dov'era
il muricciolo dipinto.
Durante un restauro, nel 1952,
venne tolto il pannello di marmo anteriore che copriva parte del
dipinto e venne alla luce gran parte della primitiva immagine
che fu poi nuovamente ricoperta.
Nel mese di marzo del 2000, al
termine dei lavori di restauro dell'intero tempietto, si è
proceduto a togliere definitivamente il pannello di marmo. In
tal modo, è di nuovo possibile ammirare il dipinto nella sua
interezza come doveva apparire la Madonna nel '400 ai viandanti
che vi passavano dinnanzi e che certamente avevano, fin da
allora, una profonda devozione.
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