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POSSIAMO PARLARVI DI NOI?

Vi stiamo immaginando mentre scorrete il nostro sito. Noi siamo i Ministranti del Santuario di Madonna dell’Arco, quelli che “una volta” si chiamavano “chierichetti”. Vi state incuriosendo ed iniziate a sorridere: è il momento propizio, adesso vi raccontiamo di noi.

Il nostro principale intento è quello di comunicare con i ragazzi che fanno la nostra stessa esperienza di Ministranti, sapere qualche cosa del servizio che svolgono nelle loro parrocchie.

Abbiamo raccolto appunti e notizie, dando così un contributo per un migliore svolgimento dell’alto compito a cui siamo stati chiamati. Certamente il nostro è un compito molto delicato, dal momento che noi svolgiamo un ministero liturgico che ci porta ad un contatto diretto con il sacro (per sacro intendiamo oggetti, arredi e luoghi sacri); inoltre siamo sollecitati a vivere la celebrazione con maggiore attenzione e partecipazione.

Non si può negare che a volte ci sentiamo i protagonisti dei momenti più importanti della vita della parrocchia e del santuario. “Beh!” bisogna che ci comprendiate, siamo giovani...

Eccoci alle nostre attività. Assicuriamo il servizio a tutte le Messe domenicali del Santuario e alle celebrazioni solenni che l’anno liturgico ci propone. Ci riuniamo il sabato pomeriggio con i nostri responsabili, i quali “cercano” di formarci, approfondendo tematiche sulla catechesi di base e alternando altri incontri più specifici sulla liturgia a cui seguono dimostrazioni pratiche…

Dedichiamo parte degli incontri ad argomenti di attualità che ci riguardano in prima persona; questo è un momento interessante dato che su certi problemi difficilmente si riesce a parlarne in altri ambienti, sono molto utili e ci aiutano a crescere sani e sereni.

Tra noi c’è un rapporto di stima e di simpatia,  spesso restiamo in parrocchia dopo l’incontro per passare un po’ di tempo  insieme, per una partita a bigliardino e a volte cerchiamo di renderci utili in qualche lavoro per la parrocchia; non manca mai  la simpatica compagnia del nostro parroco P. Francesco. Molto bella è stata l’esperienza di quest’estate, ci è stato affidato il delicato compito di “rimettere in piedi” il presepe del Santuario che da alcuni anni era stato chiuso per i lavori del Giubileo. E’ stata una grande impresa! Senza alcun dubbio molto divertente, abbiamo passato dei pomeriggi indimenticabili. Davvero buona la pizza del convento, offertaci da P. Egidio, Priore della comunità, il quale era sempre con noi ad incoraggiarci nella realizzazione del presepe. “A finale” sembra che sia piaciuto a tutti.

In occasione del grande Giubileo del 2000 il nostro responsabile Domenico Granata ha organizzato “Il giubileo dei ministranti”. E’ stato un evento di grande festa; si sono ritrovati tanti ragazzi e ragazze che negli ultimi anni hanno svolto il loro ministero liturgico nel nostro Santuario. Un’occasione speciale per tutti noi, abbiamo celebrato il giubileo con una solenne eucaristia presieduta dal P. Egidio Vicidomini, per l’occasione si è inaugurato un registro con tutte le firme dei Ministranti, esso è conservato nell’archivio della Parrocchia. Certo al nostro responsabile le iniziative non mancano!

Per noi ministranti c’è un appuntamento che si rinnova ogni anno: la Vestizione dei nuovi aspiranti al ministero liturgico e il rinnovo della promessa di noi che già da tempo svolgiamo questo servizio.

Non potete immaginare l’emozione! Ma i più emozionati di tutti sono i genitori fieri per questo nostro compito speciale che noi svolgiamo nella chiesa.

Ma c’è un’altra esperienza che facciamo da alcuni anni: Durante le feste natalizie “ci ricordiamo” di coloro che vivono al margine della nostra società: i poveri, i barboni, coloro che non hanno un posto dove andare e si ritrovano alla stazione ferroviaria di Napoli.

Noi mettiamo in comune i soldi che avremmo dovuto spendere per farci i regali di Natale.

E’con gioia che ci rinunciamo per far contenti almeno una volta coloro che non hanno nulla.

A volte la polizia ci ferma per chiederci cosa facciamo nei vagoni o nei vari sottopassaggi ma quando si accorgono che abbiamo dolci e latte caldo ci dicono “andate”.

E quando poi torniamo a casa,  è notte, ci sentiamo felici e nel nostro cuore salutiamo Gesù che è appena nato ed auguriamo ancora un Buon Natale ai nostri amici barboni.

 

Ministranti a Madonna dell’Arco

La figura del ministrante a Madonna dell’Arco risale agli anni 70. Il santuario, custodito dal 1594 dai frati Domenicani ed essendo il Convento di Madonna dell’Arco un maestoso complesso conventuale, è stato da sempre uno dei principali centri dei Domenicani dell’Italia meridionale. Per molto tempo è stato sede di noviziato e studentato, quindi la liturgia del Santuario era curata dai novizi, dai frati studenti e dai frati cooperatori. Inoltre la parrocchia annessa al Santuario fu istituita solo nel 1955, tutti questi fattori non favorirono la presenza di un gruppo di ministranti. Negli anni 70  alcuni giovani  hanno iniziato a svolgere questo servizio ma solo saltuariamente.

La prima formazione di un gruppo vero e proprio la abbiamo con Pippo Sabato poi Padre Giuseppe Sabato O.P., che con  grande capacità riuscì a coinvolgere molti giovani della zona senza dubbio sollecitato e incentivato dal Priore e Rettore del tempo P. Mariano Nazzaro O.P. che ha sempre favorito la presenza e la cura dei giovani. Un ruolo significativo per il gruppo dei ministranti è stato quello di fra Gennaro Bonifacio O.P., sacrista minore del Santuario che ha sempre avuto una predilezione per  i giovani che svolgevano il servizio liturgico.

Dopo P. Pippo il gruppo fu curato per alcuni anni da P. Gerardo Imbriano O.P.

Nel 1994 il gruppo fu affidato a Domenico Granata (Mimmo), che con capacità e competenza cura questo gruppo che ormai conta circa 60 giovani tra ragazzi e ragazze, le quali furono ammesse dalla seconda metà degli anni novanta. In occasione del Giubileo del 2000 fu organizzato il Giubileo dei Ministranti a Madonna dell’Arco ed in questa occasione fu inaugurato un Registro dei Ministranti del Santuario.

Gli incontri settimanali, oltre ad essere  una formazione cristiana e liturgica, sono da sempre stati motivo di grandi dibattiti e di confronti su quelle che sono le tematiche più scottanti dei nostri tempi. Mimmo è senza dubbio una istituzione per i giovani di Madonna dell’Arco che lo considerano un punto di riferimento per la loro crescita umana e spirituale. Da anni viene aiutato in questo delicato compito da Francesco Antinolfi e Giuseppe Maiello.

Negli ultimi anni, Domenico Granata, pensando al futuro di questi giovani ormai grandi per svolgere questo ministero liturgico, ha costituito un gruppo giovani denominato “Amici”, che accoglie gli ex ministranti del nostro Santuario, ragazzi e ragazze della nostra Parrocchia e giovani provenienti dai paesi vicini. In questo modo c’è una certa continuità tra il gruppo dei ministranti e il gruppo giovani, così facendo hanno la possibilità di vivere la loro fanciullezza e la loro gioventù all’ombra del secolare Santuario.

 

 

VESTIZIONE 2002  

di  Nunzio Anastasio

 

 

Carissimi con la liturgia odierna si celebra in forma solenne l’ingresso di alcuni giovani nel gruppo dei Ministranti di questa comunità. Essi si impegnano, a prestare il loro servizio all’altare con serietà e costanza guidati in modo attento ed esigente dai loro responsabili, che sapranno condurli  con l’aiuto di Dio, attraverso un cammino di crescita spirituale che li porta a divenire testimoni fedeli e autentici della parola di Dio.

È doveroso ringraziare a nome di tutta la comunità dei Ministranti la comunità dei padri domenicani, rappresentata dal Priore e Rettore P. Egidio Vicidomini, che oltre a dimostrare la massima disponibilità nell’offrire a noi giovani le strutture necessarie a condurre le tante attività del gruppo, sono da sempre autori di un valido e costruttivo confronto tra il mondo dei giovani e della Chiesa di cui questi ministranti sono una eloquente espressione.

Un particolare ringraziamento va anche ai responsabili  Domenico Granata e Giuseppe Maiello fautori di un importante cambiamento che ha trasformato questo gruppo in una realtà solida e affermata che mira a formare questi ragazzi con l’aiuto delle famiglie, persone valide che sappiano fare della loro vita una continua lode a Dio.

 

VESTIZIONE 2003

di Vincenzo Damiano

 

Carissimi, oggi  la nostra comunità dei Ministranti si è riunita per celebrare l’ingresso ufficiale nel gruppo di nuovi giovani che dopo un corso di preparazione, della durata di un anno, vedono premiato il loro impegno nella costanza alle riunioni ed al servizio all’altare.

Auguri affinché possiate continuare il vostro cammino con la gioia e l’impegno che avete mostrato sin d’ora; voi siete il futuro prossimo della nostra comunità, siate d’esempio, in un tempo più lontano, a chi si accinge ad entrar a far parte del nostro gruppo.

Colgo l’occasione per ringraziare i responsabili Domenico Granata e Giuseppe Maiello che hanno avuto fiducia nelle mie capacità affinché io potessi seguire più da vicino ognuno di questi ragazzi nella loro formazione.

Rivolgo ancora un ringraziamento al padre Rettore  P. Egidio Vicidomini e a P. Francesco Benincasa nostro parroco e a tutta la comunità domenicana che sono da sempre un faro di luce per questa realtà ecclesiale e per la disponibilità e attenzione dimostrata nei nostri confronti.

 Un grazie particolare a P. Gerardo nel aver permesso che la messa domenicale delle ore 12, da lui presieduta, fosse servita dai ministranti ancora in formazione.

Prima di concludere mi sento in dovere di ringraziare a nome mio, di tutti i ministranti e di tutti i ragazzi che fanno parte del gruppo giovani una persona a noi cara Mimmo Granata fautore di questa realtà giovanile, da sempre impegnato nell’avvicinare quanti più giovani alla nostra comunità.

Mimmo è entrato nella vita di ognuno di noi in punta di piedi aiutandoci a crescere  umanamente e a crescere nella fede invogliandoci a vivere questo rapporto straordinario, nella ricerca continua di Dio nel profondo di noi stessi e nelle sue creature. Grazie a voi tutti di aver condiviso con noi questo momento di gioia.

 

 

VESTIZIONE 2004

di Antonio Cennamo

Carissimi, non potete immaginare l’emozione e la gioia che provo nell’essere stato ammesso ufficialmente nel gruppo dei Ministranti di questo  Santuario.

Tante volte, entrando in Santuario ho visto altri ragazzi svolgere questo servizio, non averi mai pensato che un giorno anch’io avrei fatto parte di questa realtà.

Credetemi ne sono felice, anche perché ho avuto modo di avvicinarmi di più a Nostro Signore cosa che prima vedevo molto lontana.

Ho avuto modo di conoscere tanti ragazzi e ragazze con i quali condividiamo moltissime esperienze religiose e umane.

Ringrazio la comunità dei padri domenicani che sono un faro di luce per la nostra crescita.

Infine mi sento in dovere di ringraziare a nome mio e di tutti Ministranti  i nostri responsabili che con pazienza e con affetto ci guidano non solo per una formazione liturgica ma soprattutto nella continua scoperta del volto  di Dio. Grazie!

 

 

 

 

 

   

VESTIZIONE 2007

di Giuseppe Maiello

Il 20 maggio nel nostro Santuario si è svolta la vestizione dei “Ministranti”, durante la Santa S. Messa delle ore 12.00 presieduta dal Rettore P. Gerardo Imbriano. Sette giovani di età compresa fra i 10 e i 16 anni sono entrati ufficialmente a far parte del gruppo. Per il responsabile, Domenico Granata, che è alla guida di questa realtà dal 1994, nonché per i veterani del gruppo, il giorno della vestizione è un vero e proprio momento di gioia e di festa. Questi giovani dopo un anno di preparazione entrano a far parte del gruppo mediante un vero e proprio rituale, durante il quale, promettono di impegnarsi a svolgere questo “Ministero” (servizio) liturgico. Il Rettore, una volta benedette le loro vesti, dalle sue mani ricevono l’abito. Altro momento particolare di questo rituale è quello della firma nel registro dei Ministranti istituito in occasione del Giubileo del 2000. Il fatto che il gruppo dei ministranti del Santuario di Madonna dell’Arco s’infoltisca ogni anno di nuovi giovani fa ben sperare, visto che nella società attuale questi ultimi sono sempre più lontani dalla chiesa e dalle realtà che la circondano. Con l’auspicio che sempre più ragazzi ambiscano ad assaporare la bellezza di avere un contatto più stretto e confidenziale con Nostro Signore, invitiamo chiunque voglia entrare a far parte del nostro gruppo è invitato a partecipare agli incontri che si tengono il sabato pomeriggio alle ore 15.30 preso l’Aula liturgica sita nel chiostro. Carissimi, non potete immaginare l’emozione e la gioia che provo nell’essere stato ammesso ufficialmente nel gruppo dei Ministranti di questo  Santuario.

 

 

GIUBILEO DEI MINISTRANTI

DEL SANTUARIO DELLA MADONNA DELL’ARCO

19 Maggio 2000

 

Carissimi è per me una gioia immensa rivedervi tutti qui stasera, rivedere tanti ragazzi e ragazze che hanno fatto parte del gruppo dei Ministranti di questo Santuario.

In  occasione del grande Giubileo del 2000 ho pensato di invitare tutti coloro che hanno svolto il loro Ministero Liturgico in questi ultimi anni sotto la mia Responsabilità.

Penso che sia doveroso per noi cristiani durante l'Anno Giubilare vivere una celebrazione

particolare, soprattutto per noi che abbiamo svolto e per coloro che attualmente svolgono questo Ministero che ci porta a esser e più vicino a Cristo nella Liturgia.

Non posso nascondere di essere particolarmente emozionato nel vivere questo momento, ma senz'altro felice di avervi rivisto con la certezza che la vostra presenza qui oggi significhi stima e affetto reciproco. Ringrazio tutti voi che avete saputo dare in questi anni un tono solenne alla

Liturgia di questo Santuario.

Ma permettetemi di ringraziare in modo del tutto speciale Francesco Antinolfì e Luca Vita che

collaborano con me con serietà e grande spirito di comunione fraterna, dal momento che abbiamo sempre creduto in questo Ministero.

Ringrazio il Padre Priore e la comunità dei Padri che sono intervenuti a questa celebrazione, in modo del tutto speciale ringrazio Padre Tonino, sempre premuroso e attento nei nostri confronti.

Ringrazio tutti i genitori che hanno collaborato alla realizzazione del “Giubileo dei Ministranti”. Grazie di cuore!

Inoltre ringrazio la Schola Cantorum che ci ha onorati con la loro presenza rendendo ancora più solenne questa celebrazione.

Nel salutarvi voglio lasciarvi un messaggio:

Carissimi poniamo il nostro cuore e la nostra mente nelle mani di Dio e poniamoci attenti e obbedienti come la Beata Vergine Maria, ricordando che al termine dei nostri giorni saremo giudicati in base a quanto amore abbiamo saputo donare.

 

Domenico Granata

Responsabile dei Ministranti

(Discorso al termine della Celebrazione Giubilare).

 

 

Alcuni momenti del "Giubileo dei Ministranti" tenutosi nel 2000

 

 


LA NOTTE DELLA SOLIDARIETA'

 


Il 30 dicembre i ministranti del Santuario e il gruppo giovani della nostra Parrocchia guidati dal responsabile Domenico Granata hanno trascorso una notte con i nostri fratelli barboni che vivono nella stazione centrale di Napoli, così tra una brioche e un caffè hanno dato un sorriso e un pò di affetto a queste persone sole e abbandonate. Molto toccante è il momento in cui si consegna ad ognuno l’Immagine della Madonna dell’Arco, dovreste vedere i loro occhi per capire la commozione e la fede di questi fratelli.
Sono ormai 10 anni che celebriamo questa notte, e puntualmente rincasiamo ricaricati per aver condiviso attimi di gioia con chi vive quotidianamente nel disagio e nella sofferenza.
 

 

LA LITURGIA

 

Il  termine Liturgia è sintesi di due parole greche (Laos ‑ Popolo) e (Ergon‑ Agire) da cui deriva: azione del popolo, azione pubblica, servizio per il popolo.

La liturgia celebra la fede ed è espressione del popolo di Dio, è un atto dell’uomo che sente di manifestare la propria fede ma è anche  l 'autorivelazione di Dio.

L' uomo di ogni tempo, cultura è religione ha sempre celebrato i momenti importanti della sua vita ha sempre custodito la memoria degli eventi più significativi della sua storia, così la liturgia tende a celebrare l'evento salvifico: l'alleanza inaugurata sul Sinai e resa perfetta da Cristo: ripetutamente infranta dall' uomo e ogni volta restaurata da Dio.

L’evento salvifico va celebrato comunitariamente questo fa si che entriamo a far parte della storia della salvezza: questa partecipazione comunitaria contribuisce a rendere l’avvenimento festoso e solenne.

Quest'azione celebrativa di tutto il popolo viene presenziata da un ministro (scelto da Dio e “preposto" al popolo), il cui ruolo è di esprimere tale collettività dinanzi a Dio nell’atto del sacrificio, quindi mediativo, e contemporaneamente essere portavoce di Dio all’ assemblea liturgica.

Ogni celebrazione liturgica e connotata dalla dimensione ‑ Storica ‑ Comunitaria ‑ NIisterica.

 

1) Storica: perché vi è un’intrinseca connessione con la storia della salvezza.

2) Comunitaria: giacchè si riattualizza l’alleanza di Dio con il suo popolo.

3) Misterica: vi sono espresse le modalità dell; evento salvifico. La liturgia è accesso al piano della salvezza ed inoltre in essa l'uomo raggiunge la pienezza della sua vita perché e il “Locus Theologicus” cioè il luogo ove si stabilizza il rapporto tra Dio e l’uomo, tra il Creatore e la sua creatura.

 

Ogni volta che la comunità si incontra per pregare è liturgia.

Il "linguaggio" è tra gli strumenti comunicativi fondamentali attraverso il quale la liturgia rende comprensibile all’uomo d’ogni tempo e cultura  l’annuncio di salvezza. Il linguaggio e determinato da segni e simboli.

Il segno esprime un significato primario, determinato senza ambiguità senza equivoci, viceversa il simbolo contiene una molteplicità di significati.

Abbiamo due tipi di linguaggio: uno Denotativo e uno Connotativo.

 

1) Il denotativo e particolarmente usato nelle scienze matematiche‑ naturali per analizzare per descrivere, ecc. Es: il "linguaggio dei segni”.

2) Il connotativo permette di esprimere i sentimenti e in modo speciale ha un ruolo mediativo nel nostro parlare con Dio. Es: un linguaggio “simbolico”.

 

Altri canali comunicativi sono: l’arte che per la sua valenza simbolica si rivela un linguaggio privilegiato; la poesia che è senza dubbio la forma più eccellente e più elevata di comunicazione verbale, per questo è presente nella stessa Sacra Scrittura (basti pensare ai salmi al Cantico dei Cantici) è privilegiata dalla liturgia.

Cristo è il centro della liturgia infatti verso Cristo tende l'azione della Chiesa, nella quale (la Chiesa) perdura il mistero dell'incarnazione e risurezzione di Cristo; attraverso lo Spirito Santo continua l'opera di salvezza innagurata da Gesù in ogni tempo poiché Cristo è sempre in atto di salvare.

Nel mistero del culto attraverso la mediazione del gesto sacramentale, l'evento di Cristo e la  storia dell’uomo si compenetrano, si compongono in unità: il sacrificio di Cristo si completa nel sacrificio dei suoi discepoli.

La preghiera è essenzialmente relazione con Dio: il pregare insieme è gioia in tutta libertà.

La preghiera è l’atto umano più alto, più difficile, che fa verità su di noi; e un atto più intimo, non è solo un atto dell’intelletto, ma anche un moto dell'anima, un sentimento verso colui che ci ama. La liturgia si deve confondere con l’esistenza umana e pervaderla tutta allora la liturgia trasforma la nostra storia in storia di salvezza in atto per ogni uomo e per la comunità intera. Cristo è sempre in atto di salvare: il suo intervento nella storia è sempre attuale.

 

 

L'ANNO LITURGICO

L'anno liturgico è il ciclo annuale in cui la Chiesa presenta tutto il ministero di Cristo: dall'incarnazione e natività alla Pasqua ed Ascensione; al giomo di Pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore.

Quindi la realtà misterica del Cristo viene proposta nell’anno liturgico nei vari eventi della vita di Gesù in atto e nel divenire.

Nell’anno liturgico ci sono tempi detti forti come:

 

1 ) AVVENTO

2) NATALE

3) QUARESIMA

4) PASQUA

 

Inoltre nell'anno liturgico la Chiesa venera con particolare amore la Beata Vergine Maria i Santi e i Martiri.

 

 

LA LITURGIA DELLE ORE

La liturgia delle ore e la santificazione del tempo.

Preghiera oraria, che scandisce il tempo ridonandogli una sacralità in quanto tutto è rivestito dalla dimensione della creaturalità riconoscendo in Dio il Principio.

Dice Aristotele: ''il tempo non ha sostanza ed è la misura di quel divenire cosmico secondo il primo e il dopo che investe ogni creatura, soltanto Dio si sottrae al divenire.

La liturgia delle ore santifica il mondo nel suo evolversi.

La liturgia delle ore e la preghiera per eccellenza in quanto è consacrazione del tempo e perenne lode a Dio per questo la Chiesa tutta la fa propria.

La liturgia delle ore in passato veniva chiamata "breviario" cioe compendio di abbreviazioni.

La liturgia delle ore ha le sue origini nella stessa comunità apostolica  che usava la triplice ripartizione (mattutino, pomeriggio, sera) poi nel secolo IV con Tertulliano abbiamo cinque momenti di preghiera.

Nel secolo VIII i momenti di preghiera erano sette per i monaci i quali comprendevano tutto il salterio ed era obbligatoria la lettura annuale della Bibbia.

Mentre l'ufficio cattedratico era di tre momenti.

Nel secolo IX si hanno uffici particolari tipo quello della Beata Vergine Maria,  dei Santi e dei Defunti.

Con il Concilio di Trento Pio V stabilì nuove norme: eliminò le sequenze al Vangelo lasciandone solo cinque per alcune solennità tipo:

 

1) PASQUA

2) PENTECOSTE

3) CORPUS DOMINI

4) ESALTAZIONE DELLA CROCE

5) DEFUNTI

 

Venne imposto il Rito romano per tutta la Chiesa.

Pio X nel 1911 esemplificò la liturgia delle ore con la recita settimanale del salterio.

Il Concilio Vaticano II dette nuove normative.

La liturgia delle ore è preghiera di tutto il popolo di Dio e non solo del clero. Ai laici è possibile anche solo la recita delle Lodi e dei Vespri, per unirsi così quotidianamente al coro di tutta la Chiesa.

Ai religiosi e ai chierici è richiesto tutto l’ufficio. Particolare rilievo occupa la Domenica giorno del Signore, in cui i fedeli convenuti in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare al banchetto del pane e del vino fanno esperienza e confermano la loro identità di popolo di Dio, di redenti e soprattutto contemplano e celebrano la resurrezione, come evento fondante della vita cristiana, per cui tale giorno e chiamato “Pasqua settimanale”, dove converge e prende forza il vivere quotidiano di ogni fedele.

 

 

Arredamento sacro - Vasi sacri ‑ Vesti sacre.

La liturgia è azione del popolo, è un’atto dell’uomo che sente di manifestare la propria fede, ma è  anche l’autorivelazione di Dio.

Per liturgia intendiamo il “locus theologicus” cioè il luogo ove si stabilizza il rapporto tra Dio e l'uomo, tra il Creatore e la sua creatura.

Inoltre, ogni volta che la comunità si incontra per pregare è liturgia.

Cerchiamo di soffermarci su alcuni aspetti fondamentali che sono materia della liturgia, cioè l'arredamento delle Chiese, i vasi e le vesti necessarie per la celebrazione della Santa Messa.

Per la celebrazione dell 'Eucarestia il popolo di Dio di solito si riunisce nella Chiesa, oppure in un altro luogo decoroso che sia degno di un così grande mistero; è importante che il luogo e le cose che servono al culto siano degne e decorose caratterizzate da una nobile semplicità.

La Chiesa si appella al nobile servizio delle arti e ammette le forme artistiche di ogni epoca e di tutti i popoli, purchè vengano rispettate le esigenze del culto.

 

 

Vasi Sacri

La Chiesa all'inizio della sua missione non adottò per l’esercizio della liturgia, arredi distinti da quelli usati per le altre attività.

Solo nel VII secolo abbiamo le prime notizie sui vasi sacri per l'Eucarestia e si ritiene che essi  all'inizio fossero di vetro decorato.

Si pensi che nel V secolo i ministri indossavano per le celebrazioni liturgiche gli abiti comuni.

Bisogna giungere al VII secolo per avere un uso di arredi del tutto distinto per il culto.

Va sottolineato l’influsso esercitato dall’arte nel campo degli arredi liturgici in tutte le epoche; lo testimonia la ricca produzione antica e moderna nel campo della pittura, del ricamo, dell'oreficeria.

Si ricordi che la Chiesa ha sempre curato che le cose appartenenti al culto sacro splendessero veramente per dignità, decoro e bellezza.

Dopo il Concilio Vaticano II, viene concessa una maggiore libertà per quanto riguarda la materia e la forma delle sacre suppellettili a patto che si tenga sempre presente che questi vasi sono destinati al culto sacro.

 

I vasi sacri sono tutti quegli oggetti che servono all 'esercizio della liturgia, essi siano di materia solida e nobile.

Occupano un posto di rilievo il calice e la patena perché sono destinati a contenere rispettivamente le specie Eucaristiche.

Si raccomanda che il calice abbia la coppa fatta di materiale che non assorbe liquidi. Per le ostie oltre la patena abbiamo la pisside, la teca e I'ostensorio.

I vasi sacri di metallo siano abitualmente dorati all'interno se il metallo e ossidabile.

Per la forma è compito dell'artista confezionarli, secondo le norme della Conferenza Episcopale delle singole regioni.

 

Calice vaso sacro di metallo di cui si serve il sacerdote per la celebrazione Eucaristica, serve a contenere le specie Eucaristiche del Sangue di Cristo.

 

Patena vaso sacro piatto d’oro o d’argento che serve a contenere le specie Eucaristiche del Corpo di Cristo.

 

Pisside vaso sacro calice emisferico di metallo, dorato internamente con coperchio sormontato da una croce, viene usato per conservarvi le specie Eucaristiche.

 

Teca vaso sacro piccola custodia che contiene l’ostia.

 

Ostensorio vaso sacro di metallo, si usa per I’adorazione Eucaristica in cui si presenta ai fedeli il Santissimo Sacramento.

 

Ampolline di cristallo che contengono il vino e l’acqua necessarie per la Messa poste su un piatto, che può servire per il lavabo delle dita del sacerdote.

 

Corporale panno di lino bianco plastificato su cui si posano il calice e la patena.

 

Palla o quadrato di lino bianco plastificato che serve a coprire il calice durante la celebrazione Eucaristica per evitare che vi entrino polvere ed insetti.

 

Purificatoio un piccolo panno di tela di forma quadrata, con una piccola croce centrale, con il quale vengono purificati i  vasi sacri.

 

Manutergio piccolo panno di tela di forma quadrata con una piccola croce laterale, usato dal celebrante per asciugarsi le dita durante la Messa.

 

Turibolo vaso sacro di metallo a forma di vaso pendente da tre catenelle in cui si brucia l’incenso.

 

Navetta vaso sacro che contiene I’incenso.

 

Candeliere arnese di metallo in cui si ferma la candela per tenerla accesa, usati per l’altare o da portare in processione.

 

Vesti Sacre

Le vesti sacre manifestano le diversità dei compiti dei vari ministri.

Il camice e la veste sacra comune a tutti stretto ai fianchi da un cingolo; se il camice non dovesse coprire pienamente intorno al collo prima si indossi l'amitto.

Il sacerdote indossa sul camice la stola che gira intorno al collo e scende davanti diritta: sopra la stola viene indossata la casula o pianeta.

Il diacono sopra il camice mette la stola poggiata sulla spalla sinistra che passando trasversalmente davanti al petto, si raccoglie sul fianco destro; sopra la stola viene indossata la dalmatica.

Il piviale, altro paramento sacro, viene indossato dal sacerdote nelle processioni e altre azioni sacre.

Le vesti sacre devono avere una certa belleza e nobiltà, sia per le stoffe che negli ornamenti.

 

Cotta corta sopraveste bianca che i sacerdoti portano durante le funzioni.

 

Camice veste lunga di tela bianca che gli ecclesiastici tengono sotto i paramenti sacri.

 

Amitto panno bianco quadrato che viene indossato prima del camice.

 

Cingolo cordone che cinge i fianchi del sacerdote sul camice.

 

Stola paramento sacro striscia larga e lunga di seta o di lana ricamata con vari simboli religiosi che il sacerdote mette al collo.

 

Casula veste sacra sacerdotale.

 

Dalmatica paramento sacro portata dal diacono o dal Vescovo nelle funzioni pontificali giunge alle ginocchia, è aperta ai lati e ha le maniche larghe e corte.

 

Piviale paramento sacro informa di ampio e lungo mantello fermato sul petto da una febula usato per le processioni solenni un tempo usato per riparare il sacerdote dalla pioggia durante le processioni.

 

 

 

I colori

Le differenze dei colori delle vesti sacre ha lo scopo di esprimere i misteri della fede che vengono celebrati durante l’anno liturgico.

 

Bianco si usa nel tempo di Natale, tempo di Pasqua, nelle feste del Signore escluse quelle della Passione, nelle feste della Beata Vergine Maria, degli Angeli e dei Santi non Martiri.

 

Rosso si usa nella Domenica di Passione, Venerdi Santo, Domenica di Pentecoste, nelle celebrazioni della Passione del Signore, nella festa natalizia, degli Apostoli e degli Evangelisti, nella celebrazione dei Santi Martiri.

 

Verde si usa nel tempo Ordinario.

 

Viola si usa nel tempo di Avvento e di Quaresima e si può usare nelle Messe per i Defunti.

 

Nero si usa per le Messe dei Defunti.

 

Rosa si può usare nella Domenica Gaudete (III di Avvento) e nella Domenica  Laetare (IV di Quaresima).

 

Nelle Solennità si possono usare vesti sacre piu preziose.

Tra le vesti sacre ricordiamo le insegne pontificali sono quelle che distinguono il  Vescovo dai Presbiteri.

Tra le insegne pontificali meritano una speciale menzione l’anello segno di fedeltà, il pastorale segno del suo ministero di pastore, e la mitra.

Sia per l'arredamento sia per i vasi sacri sia per le vesti sacre si usi una nobile semplicità congiunta a una debita pulizia.

 

Arredamento Sacro

La disposizione generale del luogo sacro sia tale da consentire una buona partecipazione a tutti e favorire lo svolgimento dei compiti di ciascuno. Nella scelta delle opere d’arte per l’arredamento della Chiesa, si ricerchino opere che alimentano la Fede e la devozione  il numero delle immagini del Signore, della Beata Vergine Maria e dei Santi non sia eccessivo.

Il sacerdote e i suoi ministri prenderanno posto nel Presbiterio cioè in quella parte della Chiesa riservata al loro ministero, di chi presiede, di chi annuncia la parola di Dio e di chi serve all'altare.

Il presbiterio si distingue dalla navata della Chiesa per mezzo di una elevazione o mediante strutture particolari; sia inoltre di tale ampiezza da consentire un comodo svolgimento dei riti sacri.

 

L'altare è la mensa del Signore sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della Chiesa.

La celebrazione dell’Eucarestia in un luogo sacro si compie sopra un altare, che può essere fisso o mobile.

Altare fisso, se è costruito in modo da aderire al pavimento per un'antica tradizione della Chiesa; l’altare fisso sia di pietra naturale e in esso venga inserita la pietra consacratoria e si mantenga l’uso di collocare sotto l’altare le reliquie dei Santi da dedicare.

 

L'altare mobile puo essere costruito con qualsiasi materiale di un certo pregio e sia benedetto. Sull’altare per un certo rispetto si distenda una tovaglia adatta alla struttura dell’altare; inoltre come segno di venerazione siano collocati sull`altare oppure accanto ad esso dei candelieri: il numero puo variare da due a sei se celebra il Vescovo della diocesi il numero dei candelieri sarà di sette.

 

Sempre sull'altare, o vicino si collochi la Croce che sia ben visibile a tutti.

La sede del sacerdote celebrante, deve mostrare il compito di chi presiede e guida l’assemblea in preghiera, e bene che sia rivolta verso il popolo e che si eviti ogni forma di trono.

 

L'ambone è il luogo ove viene proclamata la parola di Dio, deve essere disposto in modo tale che i ministri possano essere visti e ascoltati dai fedeli. Dall’ambone si proclamano le letture, il salmo responsoriale, la lettura del Vangelo ed inoltre si puo tenere l’omelia e la preghiera dei fedeli; non conviene che all’ambone salga il commentatore, il cantore o l'animatore del coro.

Si curi con particolare attenzione la collocazione dei posti dei fedeli affinchè possano partecipare attivamente alla liturgia.

La schola cantorum sia collocata in modo che sia facilitata a partecipare alla Messa.

L'organo e gli altri strumenti siano collocati in un luogo adatto per essere facilmente ascoltati.

La santissima Eucarestia sia conservata in una cappella. Preferibilmente si custodisca in un solo tabernacolo.

 

Battistero edificio sacro dove è il fonte battesimale.

 

Ambone - pulpito, specie di cattedra di pietra, di legno o di metallo, spesso artisticamente decorato sul quale il predicatore proclama la parola di Dio.

 

Altare - mensa sulla quale il sacerdote offre il sacrificio Eucaristico.

 

Presbiterio la parte più sacra della Chiesa riservata al clero.

 

 

L'EUCARESTIA

L`eucarestia è un sacramento, che completa l'iniziazione cristiana.

Infatti coloro che sono stati elevati al sacerdozio regale per mezzo del battesimo sono stati conformati più profondamente a Cristo mediante la Confermazione, attraverso l'Eucarestia partecipano con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore.

E' il sacramento più perfetto degli altri perché non solo comunica la grazia ma contiene realmente (Gesù Corpo ‑ Sangue ‑ Anima e Divinità) sotto le apparenze del pane e del vino.

La grazia di Dio ci rende partecipi della sua vita, anzi Lui viene ad abitare nella nostra anima.

E' noto che la grazia è un dono divino che trasforma la nostra anima, elevandola al di sopra di se stessa. La grazia ci viene donata nel sacramento del Battesimo, è alimentata dalla preghiera, dai sacramenti e dalle nostre opere buone.

L'Eucarestia è l'elemento, il mezzo privilegiato, per crescere nella vita soprannaturale della grazia.

L'Eucarestia si colloca al centro della nostra fede è la fonte è l'apice di tutta la vita cristiana: eucarestia termine di origine greco significa ringraziamento, ricorda le benedizioni ebraiche nelle quali si ringraziava Dio per le sue grandi opere. Questo sacramento può prendere anche il nome di sacrificio, in riferimento al passato in quanto è commemorativo cioè il memoriale della passione del Signore che si immolò sulla croce, può anche prendere il nome di Comunione in quanto attorno all'eucarestia gli uomini vengono congregati nell'unita della Chiesa; oppure viatico in quanto prefigura il godimento eterno di Dio che si attua in cielo ed è la via per giungervi.

S. Tommaso D'Aquino chiama l'Eucarestia buona grazia in quanto la grazia di Dio è la vita eterna e questo sacramento è pieno di grazia in quanto come già detto contiene Cristo.

L'Antico Testamento ci parla di Eucarestia in modo prefigurato, ad esempio quando ci parla del pane e del vino offerti da Melchisedek, dona la manna, poi l'agnello pasquale (come segno esterno che veniva mangiato con pane azzimo) e poi l'agnello che veniva immolato per la salvezza dei  figli d'Israele dall’Egitto.

Anche i Vangeli ovviamente parlano dell'Eucarestia quando citano la sua istituzione, ad opera del Cristo nell'ultima cena, motivata dal fatto che la sua presenza visibile era al termine, ed era conveniente lasciare i segni sacramentali sotto i quali si prolungasse la sua presenza.

Per questo si è detto che il sacramento dell'Eucarestia come possiamo capire è il più grande di tutti i sacramenti perché esso contiene realmente Cristo mentre negli altri sacramenti si trova solo una certa virtù strumentale partecipata da Cristo.

Tutti i sacramenti sono ordinati all'Eucarestia come al loro fine; il sacramento dell`ordine e ordinato alla consacrazione dell'Eucarestia, il Battesimo che è l'inizio della vita cristiana è la porta dei sacramenti, è necessario per iniziare la vita soprannaturale; l'Eucarestia è il suo coronamento è il fine di tutti i sacramenti anche se il Battesimo e indispensabile per la salvezza, mediante il Battesimo poi l'uomo viene ordinato all'Eucarestia mentre la Penitenza e l'Estrema Unzione preparano l'uomo a ricevere degnamente l’Eucarestia. Il matrimonio infine si riferisce all’Eucarestia simbolo dell’unione di Cristo con la sua sposa che è la Chiesa.

 

La materia di questo sacramento è il pane e il vino che sono gli elementi indispensabili senza i quali non può essere celebrato. Il pane e il vino chiamati le specie sacramentali fanno sì che l'Eucarestia sia qualche cosa di sensibile.

Il pane è di solo frumento, detto pane azzimo secondo l’antica tradizione della Chiesa. Il pane sia fatto in modo che possa essere spezzato in più parti per poterlo distribuire ai fedeli, in quanto segno dell 'unità di tutti in un unico pane.

Il vino deve essere tratto dal frutto della vite, non deve essere mescolato con altre sostanze.Ci si potrebbe chiedere perché proprio il pane e il vino; la risposta è semplice, perché di essi si è servito Gesù nell'ultima cena. Inoltre San Tommaso ci approfondisce l’argomento in tre punti.

 

1)          IIl pane e il vino sono il nutrimento comune degli uomini e l’Eucarestia è infatti un nutrimento.

 

2)          LLa loro separata consacrazione indica la separazione del sangue dal corpo sulla croce.

 

3) Il pane è formato da molti chicchi di grano, il vino è formato da molti acini messi insieme, questo chiarisce bene il senso dell’unità dell'Eucarestia che fa di molti un solo corpo.

 

L'Eucarestia è la presenza reale del corpo di Gesu Cristo.

 San Tommaso nella Somma Teologica dice:« L'effettiva presenza del corpo e del sangue di  Cristo in questo sacramento non può essere conosciuta dai sensi ma solo dalla fede che si fonda sull’autorità divina».

Nel Vangelo infatti Gesù dice: «In verita in verità vi dico se non mangiate la carne del figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue non avrete in voi la vita; chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» GV 6,53‑55.

Gesu nell’ultima cena prende il pane lo benedice, lo spezza e lo da ai suoi discepoli dicendo:«Prendete e mangiate questo è il mio corpo» prende poi il calice e lo dà ai suoi discepoli dicendo:«Prendete e bevetene tutti questo è il mio sangue»MT 26.

Su queste affermazione di Gesù si fonda tutta la fede della Chiesa riguardo all'Eucarestia.

Nell'Eucarestia la sostanza è il pane ed il vino che si trasformano ma gli accidenti restano immutati.

La mutazione del pane e del vino viene chiamata transustanziazione che sta a significare che quel pane non e più pane, ma è corpo di Cristo e quel vino non è piu vino ma sangue di Cristo (presenza reale di Cristo). Lo stesso S. Tommaso dice:«Che quello della transustanziazione è l`unico  modo per avere la presenza reale di Cristo è impossibile pensare che Cristo si sia spostato localmente lasciando il cielo in cui si trova» (S.T m q 75‑a3).

Nell'Eucarestia gli accidenti del pane come sapore, colore, grandezza non cambiano quello che cambia è la sostanza. L'importante è avere presente che Cristo come uomo è presente in cielo.

Le parole pronunciate per celebrare i sacramenti prendono il nome di forma. In tutti i sacramenti la forma viene pronunciata dal ministro:Io ti Battezzo ‑ Io ti Confermo mentre nell'Eucarestia la forma viene pronunciata nella persona di Cristo. Tutti i sacramenti conferiscono la grazia, San Tommaso a proposito ci parla dell'Eucarestia dandoci quattro punti essenziali.

 

l) L’Eucarestia contiene Gesù Cristo quindi Cristo si dona attraverso di esso producendo la vita della grazia nell’uomo.

 

2) L'Eucarestia rappresenta sacramentalmente la passione del Signore producendo la salvezza dell'uomo che è l'effetto della passione.

 

3) L'Eucarestia viene presentata come cibo e bevanda, rappresenta il nutrimento spirituale dell’uomo aumentando la grazia ripara le perdite di fervore  contiene in sé ogni dolcezza spirituale.

 

4) Ci presenta l’Eucarestia come unità spirituale che è data dalla carità. L'Eucarestia produce grazia, carità e gloria ossia la beatitudine del Paradiso. Il sacramento ha come suo effetto proprio di condurre i fedeli alla gloria eterna.

 

Tra i sacramenti bisogna fare una differenza: i sacramenti dei vivi ossia di quelli che vivono in grazia di Dio è l'Eucarestia per l'appunto e quelli dei morti ossia di quelli che non sono in grazia di Dio, Il Battesimo e la Confessione così detti proprio perché danno vita ai morti in spirito, in quanto solo chi è in grazia con Dio può ricevere l'Eucarestia. A volte infatti capitano situazioni spiacevoli ed è necessario al riguardo tenere presente che: è assolutamente vietato fare la comunione stando in peccato mortale.

La comunione può riceverla solo chi è battezzato e il suo stato è in grazia con Dio.

Prima di ricevere la comunione è necessario aver fatto un'ora di digiuno.

E’ da chiarire poi che non è obbligatorio per chi partecipa alla Messa il comunicarsi (anzi: chi si trova in stato di peccato mortale è obbligato alla messa di precetto ma non è obbligato a comunicarsi). La messa è valida a tutti gli effetti anche se ricevendo la comunione si ha la piena partecipazione alla Messa.

Il ministro o sacerdote che presiede e amministra i sacramenti ha questo potere che gli viene conferito con l’ordinazione in questo modo ha il potere di consacrare in persona di Cristo.

Questo sacramento dell'ordinazione viene conferito solo agli uomini perché Cristo stesso ha scelto gli Apostoli e a loro ha dato questo potere.

La Messa e gli altri sacramenti vengono presieduti dal sacerdote in persona di Cristo, quindi sono sempre validi anche se il sacerdote che presiede fosse in stato di peccato mortale.

L'Eucarestia è un sacrificio perché Cristo si è immolato sulla croce come dice San Tommaso :Nella celebrazione della Messa il sacerdote è immagine di Cristo che pronuncia le parole della consacrazione. L’altare è l'immagine della croce sulla quale Cristo si immolò cruentemente quindi l'Eucarestia è il memoriale della passione di Cristo che fu un vero e proprio sacrificio. Cristo oggi continua a offrirsi non più in modo cruento e sulla croce (fatto questo storicamente irripetibile) oggi egli si offre a noi attraverso il ministero dei sacerdoti i quali consacrano il pane e il vino in persona di Cristo infatti nella preghiera consacratoria dicono Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue. La Santa Messa è l'attualizazione sacramentale del sacrificio della Croce. Gesù si offre sacerdote e vittima sulla croce e offre associando a sé la Chiesa suo mistico corpo: infatti il sacerdote, in persona di Cristo, compie il sacrificio eucaristico e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo di Dio e cioè tutti i fedeli che con il battesimo sono consacrati a Dio. Durante la Messa questi uomini esercitano il sacerdozio comune o battesimale o regale offrendosi a Dio assieme al celebrante principale. Il quale celebra in persona di Cristo vittima divina. Nella LUMEN GENTIUM  c'è un passo molto chiaro a proposito: Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, i fedeli offrono a Dio la vittima divina e se stessi con essa. L`uomo deve adorare Dio, ringraziarlo per la creazione per la redenzione, per la salvezza e per tutti i doni, riparare le offese arrecateGli, domandare il suo aiuto. Per fare tutto questo non c'è mezzo o preghiera più efficace della Santa Messa.

 

 

La Messa

La Messa è composta dalla Liturgia della Parola che alimenta la fede e dalla Liturgia Eucaristica che è mistero di fede. Chiariamo alcuni segni che fanno parte della Messa.

 

L'offertorio del pane e del vino seguito da altri doni rappresenta il popolo di Dio che si offre, dal momento che il pane e il vino sono i frutti del lavoro dell'uomo . Inoltre simboleggiano la disponibilita del cristiano a farsi trasformare.

 

L’acqua viene unita al vino: rappresenta la nostra umanità, essa viene aggiunta al vino per ricordare l'acqua uscita dal costato di Cristo assieme al sangue, rappresenta dunque l’unione del popolo cristiano con Cristo. Ne viene aggiunta solo una piccola quantità perché il vino non perda le sue caratteristiche.

 

Il lavabo delle mani al sacerdote indica la purificazione con l’acqua per togliere polvere o altro dalle dita del ministro che dovranno toccare cose sacre.

 

L'incenso che avvolge tutto è simbolo della preghiera che deve avvolgere e santificare.

 

La preghiera consacratoria rinnova l'atto di offerta di Gesù nell'ultima cena.

 

Al termine della preghiera consacratoria si parla del memoriale della morte e risurrezione che si conclude " per Cristo con Cristo e in Cristo a te Dio Padre Onnipotente nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli” .

Questo vuol significare che adesso siamo una cosa sola con Cristo uniti dal vincolo dello Spirito Santo, l'Amen finale è importante; è un segno eloquente della partecipazione attiva dei fedeli.

Seguono quindi la preghiera del Padre nostro lo scambio della pace con tutti i fratelli, in fine i riti di comunione; dopo c'è una pausa di silenzio, e la preghiera finale con benedizione. Dal momento in cui il sacerdote dice ''andate in pace”  i fedeli si prendono il grande impegno di portare la pace, l'amore e di testimoniare Dio, ognuno nel proprio stato con le sue capacità, quindi capiamo bene che quel andate in pace finale è un comando d'amore. Nella Eucarestia, secondo San Tommaso D'Aquino si compendia tutto il ministero della nostra salvezza, perciò essa viene celebrata con più solennità degli altri sacramenti.

 La prima parte è la lode divina che si ha nell'introito. La seconda parte ricorda la miseria umana, e si  invoca la misericordia di Dio tre volte Kyrie Eleison ‑ Christe Eleison ‑ Kyrie Eleison .La terza parte ricorda la Gloria celeste “Gloria a Dio nell'alto dei cieli” ecc. Gloria alla quale siamo stati destinati(questo canto viene fatto nelle festività.). La quarta parte contiene l'orazione, in secondo luogo viene letta l'istruzione dei profeti e degli apostoli poi viene cantato il graduale e l'alleluia che è I’esultanza spirituale(negli uffici penitenziali si canta il gemito spirituale) infine viene letto il Vangelo si canta il simbolo della fede, il credo con il quale il popolo mostra l'assenso della sua fede, poi abbiamo l'offerta del sacrificio che viene consacrato, preceduto dal prefazio che richiama il popolo a maggior devozione. Dopo la consacrazione c'è la consumazione del sacramento si dispone il popolo a ricevere Cristo con la preghiera del Signore il Padre nostro ove chiediamo il pane quotidiano ci disponiamo alla pace con lo scambio della pace(nella Messa dei defunti viene omessa perché il sacrificio viene offerto per il defunto) il sacerdote consuma per primo il corpo di Cristo e poi tutto il popolo. La Messa termina, con il ringraziamento del popolo con il canto e il sacerdote celebrante rende grazie con l'orazione finale.

 

 

CONCLUSIONE

L'eucarestia è la speranza della vita eterna è un mistero d'amore in quanto è un dono e tende a donare, il Signore ci ha dato il suo corpo, il suo sangue, la sua anima e la sua divinità in modo permanente conferendo ai suoi Apostoli e ai loro successori(Sacerdoti ‑ Vescovi) il potere di consacrare l'eucarestia sino alla fine del mondo, ci ha amati fino alla morte in croce. Questa è la più alta forma di carità.

L'eucarestia accresce e consegna la grazia santificante, cancella i peccati veniali e preserva dai mortali ci unisce sempre di più con Cristo ci sostiene lungo il pellegrinaggio della vita