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MUSEO DEGLI EX VOTO Abbiamo bisogno della religiosità popolare e abbiamo bisogno di studiarla se vogliamo che la nostra teologia non divenga troppo stretta ed esclusivista, troppo arida ed astratta. Con queste sacrosante parole il Maestro dell’Ordine Domenicano P. Timothy Radcliffe, il 16 giugno del 1995, inaugurava i lavori per i locali del Centro Studi della Religiosità Popolare dell’Italia Meridionale. Finalmente noi domenicani avevamo capito che il “fenomeno” della religiosità popolare doveva essere oggetto della nostra attenzione e del nostro studio appassionato e diventare preoccupazione della nostra predicazione. Perciò la volontà ferrea e preveggente di P. Damiano Bova allora Rettore, valorizzando le energie umane e ristrutturando i locali già a disposizione dell’ex Casa del Pellegrino, dette inizio a un grande fermento per realizzare, a breve termine, un funzionale Centro Studi della religiosità popolare. Tra le opere da realizzare per far conoscere e apprezzare il patrimonio religioso del Santuario della Madonna dell’Arco e di tutta la partecipata e sentita devozione alla sacra effige della Vergine Maria, era previsto, nello statuto stesso del Centro Studi, la costruzione di un Museo della religiosità popolare, con il grande patrimonio degli “ex voto”. Vi fu grande mobilitazione per sensibilizzare e attirare l’attenzione dei vari organismi istituzionali e culturali. Si tenne infatti un importante convegno di portata nazionale a Sant’Anastasia sotto l’egida dell’amministrazione comunale. Fu l’On. Umberto Siola, che si appassionò molto all’iniziativa culturale del Centro Studi Arco e partecipò, con entusiasmo al convegno. Vi fu pure l’eccezionale intervento del sottosegretario nazionale dei Beni Culturali e Ambientali, On. Alberto La Volpe. In quel convegno presentammo a quella attenta assemblea le motivazioni fondamentali che facevano sentire la “necessità” di realizzare il Museo. Il primo motivo era di indole “culturale”. La necessità di valorizzare il grande patrimonio degli ex voto in quanto questi esprimono la storia interiore ed esteriore di tanti fedeli e per tanti secoli. Ormai tutti sanno che gli ex voto, soprattutto quelli pittorici, sono, per quantità e qualità, unici nel mondo. Il secondo motivo era quello di incrementare il turismo religioso, che stava vedendo, alle soglie del Grande Giubileo del 2000, un forte incremento. Il pellegrino, che viene a Madonna dell’Arco, non trova attualmente altro scopo se non quello di soddisfare la propria devozione, non avendo altri motivi interessanti ed originali per rimanere in loco più tempo. Avere, perciò, la possibilità di visitare una nutrita e valida esposizione museale darebbe al pellegrino l’opportunità di rimanere in zona molto più tempo, e di attirare anche coloro che avessero solo interessi culturali e storici. Il terzo motivo era fondato che su questo sviluppo turistico ci sarebbe stato anche un incremento economico e occupazionale. L’interessamento delle istituzioni fu notevole e ci incoraggiò a portare a termine il nostro proposito. Come a monte di un buon frutto vi è tanto lavoro, così dietro la realizzazione dell’originalissimo Museo della Religiosità popolare vi è stato il tanto lavoro di tante persone. E quanti ostacoli si son dovuti superare! Tagliare i nastri - diceva l’allora Presidente della Regione Campania Andrea Losco, nell’inaugurare il Museo il 7 aprile del 2000 - era negli anni sessanta il segno del boom economico, cioè il segno di una realtà positiva economica e sociale che si andava affermando. Oggi bisogna che questi “tagli di nastri” si possano moltiplicare non solo nel campo “produttivo”, ma anche in questo campo detto del “terziario”. Un campo che diventerà sempre più il volano per un organico sviluppo economico. Anche la promozione culturale servirà a questa crescita organica della nostra Regione. Per molti parlare di museo significa parlare di cose passate, il più delle volte di “cose morte”. Molti sentono il museo come qualcosa da guardare e basta. Altri lo vedono semplicemente come ampliamento della propria conoscenza. Pochi però “vivono” il museo come “luogo di meditazione”. Ecco l’idea fondamentale che ci spinse a mettere su questo museo. Il museo, questo museo, dovrebbe essere un luogo dove le persone potessero trovare l’ambiente e il tempo per “meditare”. È il materiale esposto, gli ex voto, che porta in sé questa spinta. Gli ex voto, come tutti sanno, sono la testimonianza pubblica del riconoscimento da parte degli offerenti di un intervento particolare della Madonna in un momento di difficoltà, di pericolo o di afflizione. Ogni oggetto racchiude in sé una piccola-grande storia umana e un piccolo-grande intervento di “grazia” di Dio ottenuto dall’intercessione della Beata Vergine dell’Arco. Dalla tavoletta fatta confezionare da un artigiano a un gioiello tolto dal proprio scrigno, da un taglio di treccia a una lamiera d’argento grande quanto l’offerente, dal guantone di pugile alla pistola, dal cero pesante quanto il fedele alle medaglie ricevute all’onor militare. Insomma un pezzo di vissuto delle persone che ringraziano la Madonna dell’Arco per la “grazia” ricevuta. Un gesto e una forma comune a qualsiasi espressione religiosa, ma pienamente cristiana perché fatta da cristiani e rivolti alla Madre di Cristo. Un gesto che esprime la supplica ma anche il ringraziamento. Tutto questo, e tutti questi “oggetti-segni” esposti e custoditi in una deliziosa struttura espositiva che rende il posto adatto all’elevazione della mente e dello spirito. Suddiviso in quattro grandi sale, estese per più di seicento metri quadrati, il Museo degli ex voto, offre al visitatore un percorso espositivo di grande suggestione. Dalla sala delle tavolette dove vengono esposte le più significative tavolette dal Cinquecento ad oggi. Al centro della sala, sotto tre significativi portali, sono esposti dei modellini di barche che illuminate da particolari faretti danno al visitatore un grande godimento visivo. Nella sala degli oggetti, posti nelle vetrine, si possono passare in rassegna tutte le tipologie di ex voto. Dalle teste d’argento ai vasi di finissima porcellana, dai tarocchi, amuleti e filtri usati per la magia alle armi delle guerre, dal crocifisso di alabastro scolpito, da rosari in filigrana d’argento e madreperla alle siringhe d’oro degli ex tossicodipendenti, ai reperti di epoca romana, alle trecce di capelli. Nella terza sala, chiamata “sala ceri” sono esposti ceri di varie dimensioni ornati di dipinti che rappresentano motivi floreali e un’immagine della Madonna dell’Arco applicata nella parte superiore ed inquadrata in una cornice ricavata nella cera. A cornice della sala svariati ex-voto in lamina di varie epoche, alcuni davvero singolari come quelli rappresentanti vari animali domestici, anche loro oggetti di grazia. Nella “sala preziosi”, vengono esposti gli ex voto più pregiati. Tra i preziosi vi sono anelli caratteristici di varia epoca. Collier e collane. Orecchini e cammei. Ma anche una pregevolissima statuetta della Madonna in alabastro. Un prezioso ostensorio fuso dagli ex voto in argento dei fedeli. La teca per contenere l’Ostia consacrata è tempestata di brillanti. Calici, pissidi e ampolline di finissima fattura. Croci e anelli episcopali. Vi si trovano esposti anche dipinti di famosi pittori napoletani dell’ottocento che misero a disposizione dei fedeli la loro arte e dipingere dei capolavori come ex voto alla Madonna dell’Arco. Due vetrine sono state dedicate a due parati sacri donati uno dalla Regina di Napoli Maria Carolina e l’altro da una nobile napoletana. Negli ultimi anni il museo è stato arricchito di tanti ex voto in oggetti preziosi. Nell’aprile del 2007 è stata dedicata una vetrina a Sua Santità Giovanni Paolo II. La vetrina è stata allestita con la Casula e la stola indossata da Giovanni Paolo II nella sua visita al nostro Santuario il 23 aprile del 1974, allora Arcivescovo di Cracovia, e con il biglietto augurale con firma autografa di Giovanni Paolo II inviato a P. Mariano Nazzaro, allora Rettore del Santuario per la Pasqua del 1978 e in fine due pannelli fotografici che ritraggono Sua Santità Giovanni Paolo II, mentre celebra l’Eucaristia all’altare della Madonna dell’Arco. Inoltre, il complesso museale, è composito di un’ampia sala destinata a mostre ed esposizioni periodiche.
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MOSTRA PARAMENTI SACRI Nel 2004 il Museo degli Ex voto è stato ampliato con un’altra sala espositiva destinata a mostre ed esposizioni periodiche di materiale riguardanti la religiosità popolare di cui il nostro Santuario ha il primato nel mondo o di opere d’arte custodite nelle mura del Convento. Il nostro Santuario oltre ha custodire la più ricca e interessante collezione di ex-voto sul territorio nazionale e internazionale è anche custode di un vasto patrimonio Storico - Artistico, che rappresenta un tassello di primissimo piano nell’ambito dei beni culturali sul territorio regionale. Il Centro Studi Arco ha curato l’allestimento della prima mostra dedicata ai paramenti sacri del nostro Santuario, pezzi unici in tessuti pregiati, ricamati in oro e argento dal XVIII al XX secolo: vere opere d’arte.

MOSTRA VASI E ARREDI SACRI La seconda mostra è stata allestita con vasi e arredi sacri del Santuario. Si tratta di prodotti di artigianato napoletano di varia epoca e fattura, da quelli destinati al culto eucaristico come calici, pissidi, patene, ostensori, ecc. alle suppellettili d’altare, e in fine reliquiari e statue in legno scolpite, ecc. Sono stati esposti vasi sacri molto preziosi, finemente e artisticamente cesellati a mano. Molto suggestivo è stato l’allestimento di alcune vetrine, come la ricostruzione plastica della processione del SS. Sacramento. Le mostre sono state di grande spessore artistico e sono state molto apprezzate dalle migliaia di visitatori che ogni anno raggiungono il nostro Santuario.
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MOSTRA FOTOGRAFICA: “LA RELIGIOSITÀ POPOLARE A MADONNA DELL’ ARCO” Il 16 dicembre 2006 è stata inaugurata la Mostra fotografica: "La religiosità popolare a Madonna dell’Arco”. Il visitatore di questa mostra viene accolto da un “anonimo battente o fujente”, che sembra esortare a muoversi in questi spazi con atteggiamento di chi vuole osservare e comprendere le emozioni e le testimonianze che queste foto esprimono. Muoversi attraverso le varie tappe di questo itinerario è anche calarsi nella realtà che da vari secoli vivono i devoti della Madonna dell’Arco. Si è pensato di scegliere quelle foto, tra le migliaia conservate nell’archivio, che avessero una immediata capacità di trasmettere quei sentimenti che caratterizzano coloro che si recano in pellegrinaggio al Santuario. Molte foto sono in bianco e nero, e risalgono a tempi passati, quasi a voler ricordare ai giovani un momento storico da non dimenticare, un mantenere fede alle proprie radici, eliminando tutto ciò che non è autentico e che non trova riscontro nella storia del Santuario e in quella di un popolo. Questo popolo esprime con forza, con dolore, con riconoscenza la propria fede verso Colei che è “Mamma” di tutti. Il fedele quando fissa il suo sguardo sul volto profanato della Vergine chiede che Ella lo ascolti. Ha bisogno di una grazia e di un aiuto concreto. In cambio egli promette qualunque cosa: fa un voto. In questo giorno egli ringrazia o chiede, è per questo che ha affrontato il lungo cammino. Il Lunedì in Albis è il giorno del grande pellegrinaggio, è il momento in cui si dà “sfogo” a tutti quei sentimenti che durante l’anno sono stati vissuti in vario modo dai Battenti. Essi esprimono una fede, una religiosità che senz’altro deve essere aiutata a crescere e a maturare. Una fede che deve trovare la giusta collocazione nella Chiesa e nella società. Non sarebbe giusto osservare queste foto con animo prevenuto o con giudizi precostituiti. Non è la storia di altre persone o di un altro popolo, ma è anche storia che appartiene a tutti noi.
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