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VOTUM FECIT ET GRATIAM ACEPIT |
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Le tavolette più antiche del Santuario di Madonna dell’Arco, risalgono
alla fine del Quattrocento.
Il
Cinquecento è costituito da 688 esemplari di cui 542 in legno e 146 di carta
incollata su tavola lignea. Il materiale usato è costituito da una tavoletta di
pioppo o di noce, preparata con una imprimitura a colla e gesso, sottile e
magra, e solo in qualche caso di un certo spessore tanto da potersi definire un
piccolo, ma vero e proprio affresco.
Queste
tavolette costituiscono la serie più bella di tutta la collezione. Il pittore si
sforza di rievocare, quanto più fedelmente possibile, l’episodio di dolore che
ha dato luogo alla grazia, con disegno chiaro e pochi colori vivaci senza
sfumature. Nelle tavolette votive della prima metà del Cinquecento la scena del miracolo è raffigurata senza drammaticità e senza movimento. Generalmente la tavola viene divisa con una linea verticale in due riquadri comprendenti: quello a destra, la scena della disgrazia e dell’invocazione di aiuto, quello a sinistra, la scena del ringraziamento, con la Madonna in alto e il devoto in ginocchio e con le mani giunte in basso. Nei primi anni del Seicento continua la tradizione pittorica cinquecentesca, anche per quanto si riferisce al gusto e allo stile, la cui dipendenza dall’arte miniaturistica si può facilmente constatare. Si comincia ad usare anche la tela per i dipinti votivi ad olio. All’inizio del secolo, per la tela si segue la tecnica adoperata per le tavolette lignee, per cui su di essa si stende un’imprimitura di gesso, dopo averla incollata su una tavoletta di legno. Le tavolette dipinte su carta ad acquerello, oltre che su tavola di legno, vengono incollate anche su tela le quali assumono dimensioni più grandi delle tavolette lignee. Come nel Cinquecento anche nelle tavolette Secentesche i colori, di solito, si ripetono per cui la stessa tinta di rosso viene usata per la veste della Madonna, per il trono, per la coperta del letto ecc. Ciò si verifica soprattutto nei dipinti acquerellati su carta, incollata su tavolette di legno, che, per essere state adoperate quando non erano ancora stagionate, si sono incurvate. Nella seconda metà del Seicento i colori cominciano ad essere, spesso, meno vivaci e si manifesta la tendenza a preferire quelli a tinta scura, fenomeno che dura fino alla prima metà del Settecento circa. In quanto all’inquadratura delle tavolette, continua la tradizione di dividere la scena della disgrazia a lieto fine da quella del ringraziamento, per lo più a mezzo di una linea verticale; ma in qualche caso le due scene sono divise da una linea orizzontale, per cui si ha un cambiamento di posizione nella loro inquadratura. Anche nel Seicento, come nel Cinquecento, troviamo dipinte più scene di grazia, con la ripetizione della sigla V. F. G. A. (Votum Feci [Fecit] Gratiam Accepi [Accepit]. Le tavolette votive del Seicento sono 825 esemplari. Il Settecento, è abbondantemente rappresentato con 939 esemplari, di cui 838 su tela. La qualità pittorica è generalmente scadente, ma alcuni esemplari si distinguono per una più felice armonia di colori, e per una certa drammaticità del racconto. |
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Comunque l’alto numero delle tavolette votive sta a testimoniare la continuità
del culto per la Madonna dell’Arco da parte delle genti dell’Italia Meridionale.
Come nel Cinquecento e nel Seicento, alcune tavolette votive hanno soltanto
delle figure, di uomini o di donne singole o a coppie, senza rappresentazione di
scene, oranti in ginocchio davanti all’immagine della Madonna dell’Arco per
implorare una grazia o per ringraziare di averla ricevuta. L’Ottocento riprende in pieno la caratteristica dei colori vivaci in uno stile variato che, pur nella ricchezza dei temi trattati, segna l’inizio dello scadimento generale della pittura votiva. Come nei secoli precedenti, troviamo casi in cui la tavoletta viene divisa in riquadri per la descrizione o di fasi successive di un medesimo avvenimento o di fatti diversi. Dietro le tavolette ottocentesche troviamo degli appunti scritti dal pittore, per servirsene al momento di dipingere il quadretto votivo. Nella maggior parte, però, delle tavolette votive di questo secolo la pittura si volgarizza a un punto tale da ridursi a pittura infantile tranne per quelli marinari dove si raggiunge invece una tecnica sapiente e precisa, molto bella e di gran pregio. Nell’Ottocento s’introduce l’uso di altro materiale per l’allestimento delle tavolette votive, come il cartone, lo zinco ed il vetro. La pittura votiva su vetro, poi, costituisce un fatto a sé in quanto a tecnica: seguendo sempre la stessa tematica di composizione delle coeve tavolette votive, e movendo dallo stesso presupposto spirituale, il pittore esegue il dipinto, servendosi esclusivamente del colore, sul tergo di una lastra di vetro, in maniera tale che chi guarda non avverte che l’immagine è fissata sul retro. Le tavolette votive dell’Ottocento sono 772 esemplari. Nel Novecento continua la tradizione pittorica ottocentesca che dura fino alla prima guerra mondiale. Oltre al materiale usato nei secoli precedenti, vi è l’introduzione di nuovi materiali come: il compensato, la masonite, la maiolica, la seta, la pergamena e soprattutto il cartone, tanto che le tavolette votive costituite da quest’ultimo raggiungono la ragguardevole cifra di 499 esemplari. La pittura in questo secolo è sgarbata, frettolosa, inoltre si introduce l’usanza di ritagliare un’immaginetta della Madonna dell’Arco e di altri Santi e incollarla sul dipinto. Dalla prima guerra mondiale in poi è iniziata l’usanza d’incollare in un angolo della tavoletta votiva la fotografia del miracolato. I soggetti più trattati in questo secolo sono: le operazioni chirurgiche, gli incidenti automobilistici e motociclistici. Le tavolette votive del Novecento sono 2159 esemplari. Nei primi anni del XXI secolo si rinnova la tradizione pittorica, anche se in numero minore e con tecniche varie. |
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